Trasformare rifiuti industriali in risorse utili. È con questo obiettivo che nel 2019 è nata Resilco, una start up che ha sviluppato una tecnologia rivoluzionaria capace di recuperare materiali di scarto, come ceneri volanti e scorie bianche, convertendoli in materie prime secondarie per il settore edilizio. Un approccio che non solo riduce l’impatto ambientale, ma si allinea perfettamente ai principi dell’economia circolare e della simbiosi industriale. Paolo Brazzo, co-founder e Head of R&D dell’azienda, racconta il percorso della startup in un settore ricco di sfide: dalla complessità normativa alla necessità di educare il mercato sull’utilizzo di materiali innovativi. Il recente investimento in strumenti di analisi scientifica, come il Supermini 200 e il Miniflex 600 della Rigaku, acquistati da Assing, ha consentito all’azienda di migliorare l’efficienza della propria ricerca e sviluppo, accelerando la caratterizzazione dei materiali e riducendo i costi operativi.

Dott. Brazzo, Resilco è una startup che opera in un settore altamente tecnico e innovativo. Può raccontarci come è nata l’idea di fondare l’azienda e qual è la vostra missione?
Partiamo dalla nostra missione: in Resilco, agiamo per ridurre le emissioni di CO2, evitare lo smaltimento in discarica di rifiuti industriali, limitare l’erosione delle risorse naturali, il tutto riducendo i costi ed applicando i principi dell’economia circolare e la simbiosi industriale. Fondata nel 2019 a Bergamo, Resilco ha sviluppato una soluzione semplice, unica e versatile per il trattamento e il recupero di diversi rifiuti industriali, come le ceneri volanti dei termovalorizzatori, le scorie delle acciaierie e le polveri provenienti dal trattamento dei fumi industriali. La tecnologia sviluppata recupera i rifiuti industriali trasformandoli in materie prime secondarie per il settore edilizio e dei bitumi, immagazzinando in modo permanente la CO2 di processo ed evitando lo smaltimento in discarica. Resilco ha iniziato a sviluppare la sua tecnologia nel 2019, quando i due fondatori, uno con competenze nel campo dei materiali e l’altro in quello dell’ingegneria ambientale, hanno unito le loro forze per cercare una soluzione a un problema emergente nel settore della gestione dei rifiuti. Come è normale per una start up, dall’idea originaria ad oggi ci sono state variazioni di percorso e cambi di strategia in parallelo ad una crescita del team e delle competenze interne. L’idea originaria rimane comunque la stessa: trasformare i rifiuti in nuove risorse.

Quali sono le principali sfide che una startup come la vostra affronta in un settore così specializzato?
Le sfide da affrontare sono molteplici: da quelle di carattere normativo, a quelle di carattere puramente soggettivo e di accettazione della tecnologia da parte del mercato, quelle tecnologiche e di scale up dal laboratorio all’ambiente industriale, oltre a quelle finanziarie. La trasformazione dei rifiuti in materiali che possono avere nuovamente un ruolo utile nella nostra società è un settore che ha visto una forte crescita negli ultimi anni, spinto anche dalle politiche promosse dall’unione Europea in tema di gestione dei rifiuti e di circolarità, come confermato anche dal recente EU Clean Industrial Deal. Nonostante ciò, il mercato è ancora molto immaturo sia dal punto di vista delle normative, ma anche degli utilizzatori finali, che non sempre si pongono con un approccio innovativo di fronte ai “nuovi materiali”. Una ulteriore difficoltà, sempre legata a questo tema, sta nel costruire una catena di valore – dal produttore del residuo all’utilizzatore finale – che sia virtuosa e che porti ad un guadagno – in senso ampio – per ogni stakeholder coinvolto. Lato tecnologia c’è poi la sfida dello scale-up: passare dal prototipo di laboratorio ad un impianto che operi in un ambiente industriale non è lineare ed immediato. Grazie al team con competenze diversificate e con esperienze anche ventennali in molteplici settori, Resilco è confidente di poter affrontare le sfide che si porranno sul percorso verso il suo primo impianto industriale.

Il vostro lavoro si concentra sulla sostenibilità e sul recupero di materiali. Come vedete l’evoluzione del settore nei prossimi anni?
Abbiamo due mercati di riferimento, da un lato i produttori di rifiuti industriali e dall’altro il mercato delle costruzioni. Per quanto riguarda il primo mercato – i nostri clienti –, i due elementi trainanti sono i costi crescenti dello smaltimento in discarica uniti ad una potenziale interruzione del servizio – con le conseguenti problematiche – a causa della chiusura di quest’ultime. Questi aspetti, trainati anche dalle politiche Europee, spingono i produttori di rifiuti industriali a cercare soluzioni alternative e sostenibili dal punto di vista ambientale in maniera sempre più impellente. Prevediamo che il mercato cresca, e che a tendere sempre più settori saranno alla ricerca di soluzioni come quella proposta da Resilco. Per quanto riguarda il mercato dei materiali riciclati, – il nostro utilizzatore finale – le esigenze sono molteplici. Si tratta infatti di un mercato che, a livello globale, è considerato il principale responsabile delle emissioni di gas climalteranti e che, quindi, è fortemente alla ricerca di materiali alternativi come i nostri per ridurre il proprio impatto ambientale. Il mercato è ancora giovane e variegato e le normative sono in evoluzione; nonostante ciò, l’interesse da parte degli stakeholder, sia di piccole che di grandi dimensioni, è forte. Questo interesse è anche guidato dalle politiche di Green Public Procurement, definite in Italia dai CAM (criteri ambientali minimi), che favoriscono e premiano l’utilizzo di materiali riciclati.

Avete scelto di investire in due strumenti di analisi scientifica di Assing: il Supermini 200 e il Miniflex 600 della Rigaku. Quali erano le vostre esigenze specifiche?
Per il nostro lavoro quotidiano è fondamentale eseguire una caratterizzazione chimica e mineralogica sul materiale sia in ingresso sia in uscita. In Rigaku abbiamo trovato un partner in grado di fornire simultaneamente le due soluzioni con cui attrezzare il laboratorio. Inoltre, Rigaku si avvale della collaborazione di personale specializzato ed esperto nel campo della fluorescenza e della diffrazione per la scelta delle macchine ed il training sullo strumento, e questo è stato un valore aggiunto molto importante.

Come vengono impiegati questi strumenti nei vostri processi di ricerca e sviluppo?
La caratterizzazione chimica e mineralogica viene effettuata su tutti i materiali che riceviamo in ingresso, in modo da andare a fare una completa caratterizzazione per capire come essi si comporteranno quando verranno sottoposti al nostro processo. In uscita dal processo, la stessa caratterizzazione viene effettuata per valutare le variazioni esibite dal materiale, valutare l’efficienza del processo e la compatibilità dei materiali trattati con le potenziali future applicazioni.

L’introduzione di queste tecnologie ha portato miglioramenti in termini di efficienza, precisione o competitività?
Certamente, in quanto siamo diventati indipendenti nell’effettuare quotidianamente tutte le caratterizzazioni necessarie. Tutte le misure che venivano commissionate a laboratori esterni ora sono eseguite internamente, con un notevole risparmio di tempo e di denaro. Non meno importante è, infine, il fatto che questa libertà ci permette di formarci internamente sullo strumento, imparando sempre di più sulla caratterizzazione delle nostre matrici e permettendoci di andare ad eseguire caratterizzazioni molto più approfondite rispetto a quelle che avremmo effettuato commissionandole esternamente.
Assing vi ha fornito anche un servizio di formazione per l’utilizzo degli strumenti. Quanto è stato utile per il vostro team e che tipo di supporto avete ricevuto?
È stato fondamentale, in primo luogo, per rivedere le basi teoriche e tecniche della spettroscopia e della diffrazione, in secondo luogo per orientarci nel software dello strumento, che risulta essere un po’ ostico ai primi utilizzi, per cui necessita di supervisione e di applicazione per capirne il modus operandi e sfruttarlo al meglio.

Quali sono le prossime sfide tecnologiche su cui state lavorando?
La sfida più grande riguarda la realizzazione del primo impianto pilota che monti a bordo la nostra tecnologia. Una volta realizzato questo impianto, procederemo ad un’intensa fase di sperimentazione, in cui verrà prodotto molto materiale ed anche la parte di caratterizzazione sarà sfruttata molto più intensamente. Inoltre, sono sempre più le richieste di trattamento di nuove matrici, e con gli strumenti in nostro possesso siamo in grado di capire autonomamente quali possano essere le più promettenti per noi. Il mercato è davvero ampio e, sia per motivi di riduzione dei costi, sia per evitare le discariche, sia per raggiungere gli obiettivi ambientali che le grandi aziende si sono posti, il mercato è in fermento ed è alla ricerca di soluzioni come la nostra.

Quali sono gli obiettivi di crescita e sviluppo di Resilco nei prossimi anni?
Resilco ha appena chiuso un importante round di finanziamento con un investitore franco-italiano. Il nostro obiettivo è posizionarci sul mercato prima italiano, poi europeo e, successivamente, anche oltreoceano, con una tecnologia semplice e versatile che possa diventare leader del settore. In parallelo si investirà in ricerca e sviluppo su nuove matrici e su nuove applicazioni, anche seguendo l’evoluzione del settore. Oggi il mercato è molto frammentato e non esiste una tecnologia di riferimento: Resilco ha questo obiettivo.